L’amara ricetta europea di Merkel non convince ancora i tedeschi
Il tono di Angela Merkel è sempre diplomatico e pacato, ma ieri la cancelliera tedesca ha pronunciato davanti al Bundestag parole molto dure, per i suoi elettori – domenica ci sono elezioni molto delicate – e per tutti gli europei. Fate come dico io, ha detto Merkel, altrimenti l’Europa farà una brutta fine, l’euro collasserà e tutti quanti dovranno, dovremo pagare. La Germania si assume le proprie responsabilità di fronte alla crisi greca e al pericolo di contagio ma impone le sue regole.
8 AGO 20

Merkel ha parlato alle altre cancellerie del continente ma anche ai tedeschi, perché parte della sua ostinazione nei confronti della Grecia – vi aiutiamo, ha sostenuto la cancelliera, vi daremo gli oltre 22 miliardi in tre anni che ci sono richiesti, ma a patto che accettiate una politica di austerità seria, io non pago per le irresponsabilità altrui – è stata dettata anche dalla scadenza elettorale di domenica: si vota nel Nordrhein-Westfalen, terreno infido, che già tradì nel 2005 il ben più presuntuoso Gerard Schröder. Ai tedeschi, già colpiti da crisi e austerità, la faccenda greca è sempre andata di traverso. “Perché mai stiamo salvando questo miliardario greco?”, titolava la Bild Zeitung venerdì, riferendosi all’armatore e banchiere Spiros Latsis, che certamente userà i soldi tedeschi per godersi (di più) la vita. Martedì la Bild è tornata all’attacco: “Signori ministri ci dite che non un centesimo dei nostri soldi è a rischio. Se così è, sareste disponibili a garantire in solido per il prestito concesso alla Grecia?”.
Il giornale Bild non perdona a Merkel di avere infine ceduto alle pressioni europee; la stampa internazionale, gli analisti economici non le perdonano invece di aver aspettato tanto prima di piegarsi. L’Economist ha accusato la cancelliera di imperdonabile miopia (con una copertina che resterà nella storia, “Acropolis now” nel titolo e Merkel in tenuta militare): anziché spiegare subito ai tedeschi che mollare Atene voleva dire anche per i tedeschi pagare un conto salato, la Kanzlerin ha fatto di tutto per posticipare qualsiasi decisione al dopo voto.
A dire il vero anche la stampa tedesca, e ben prima che esplodesse il caso Grecia, scriveva che il governo federale era prigioniero di queste elezioni. Il governatore cristianodemocratico uscente del Nordrhein-Westfalen, Jürgen Rüttgers, non vuole i tagli fiscali richiesti dal governo. Nessuno li vuole, i tagli fiscali: i sondaggi dicono che i tedeschi sono più preoccupati per il debito pubblico. Ma perché Merkel ha permesso che la Germania e l’Europa diventassero prigioniere di Rüttgers? E’ il trauma di Schröder? L’ex cancelliere socialdemocratico perse nel 2005, andò a elezioni anticipate, perse anche quelle e da allora l’Spd non si è ancora ripresa. Il Nordrhein-Westfalen è il Land più popoloso della Germania, ma soprattutto l’attuale coalizione di questo governo regionale (Cdu e liberali dell’Fdp) garantisce anche a quello nazionale la maggioranza nel Bundesrat, il Consiglio federale. Se venisse a mancare, sarebbe molto più difficile far passare leggi e riforme.
Valeva la pena quindi per Merkel di ostinarsi attirandosi critiche da ogni parte? Due giornalisti del canale pubblico Zdf l’hanno chiesto direttamente a Merkel, che ha replicato sarcastica: “Ora, è vero che il Nordrhein-Westfalen è importante, sarebbe però per lo meno bizzarro dire che ha in mano le sorti della finanza internazionale. La crisi greca si gioca su un piano globale, non in un Land tedesco. Noi volevamo semplicemente evitare decisioni affrettate”. Anche per Peter Matuscheck di Forsa, il più grande istituto di rilevamento, ridurre tutto alla paura per le regionali è una semplificazione eccessiva “anche perché – ricorda al Foglio – tutti i partiti hanno fatto sapere subito che avrebbero sostenuto gli aiuti alla Grecia”. Vero è invece che “Merkel quando può evita di andare apertmente contro corrente – aggiunge il politologo Jürgen Falter – Ma anche qui a darle da pensare era l’opinione pubblica nazionale. Secondo i sondaggi soltanto il 23 per cento dei tedeschi è favorevole a un aiuto incondizionato”.
C’è anche un problema di comunicazione, scrive la Süddeutsche Zeitung. C’è lo spettro di Schröder, ancora una volta. A lui risultò fatale il perentorio “si fa così e basta” quando decise di introdurre la riforma dello stato sociale. Il suo non comunicare costò all’Spd la roccaforte storica, che governava da quarant’anni. Merkel, invece, “nonostante conoscesse perfettamente lo stato delle cose, e fosse sicura di dover aiutare Atene, ha taciuto per dare ai tedeschi l’impressione di essere una ‘casalinga assennata’ che non sperpera i soldi pubblici”, spiega il politologo Gero Neugebauer”.
I tedeschi possono anche considerare la Grecia altro da loro, ma quando sentono cifre come 22 miliardi e passa di euro da trasferire in direzione dell’Acropoli iniziano a fare i conti in tasca al proprio governo. La Germania ha un buco di 1.800 miliardi di euro e per l’anno in corso si calcola un nuovo indebitamento netto di 80 milioni di euro. C’è la paura che, in quanto maggior contribuente dell’Ue, in caso di altre crisi il paese finisca per dissanguarsi. Lunedì sera, Angela Merkel ha cercato di rassicurare i connazionali, anticipando le intenzioni future del governo: per dare più respiro alle casse comunali, la riforma fiscale prevista per il 2011 sarà posticipata, come consigliato dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. La notizia avrà fatto piacere al governatore Rüttgers. Così come gli avrà fatto piacere vedere la sollecitudine degli istituti bancari che hanno offerto il loro contributo per il pacchetto Grecia. Una sollecitudine che ha lasciato senza un’argomentazione Spd e Verdi e ne ha offerta una alla cancelliera, che l’ha usata ieri nel discorso tenuto al Bundestag. Ringraziando le banche, Merkel ha tenuto a precisare che ciò nonostante il fondo di accantonamento previsto per gli istituti di credito (per far fronte a eventuali crisi finanziarie future) sarà istituito.
“Se Rüttgers e la sua coalizione usciranno perdenti – ribadisce Matuscheck – le ragioni riguarderanno principalmente la politica locale, regionale”, come dimostrano anche rilevamenti più dettagliati condotti da Forsa. Se al governatore è riconosciuta maggiore competenza in materia economica, su tematiche sociali, istruzione, lavoro è la sua sfidante a ottenere più consensi. Hannelore Kraft, 49 anni, sta diventando, come scrive il settimanale Stern, “la Merkel dell’Spd”. Se ci fossero elezioni dirette del governatore, sarebbe lei a vincerle. La Grecia non sarà il primo pensiero dell’elettore del Nordrhein-Westfalen, nemmeno l’ultimo però stando ai commenti raccolti dai giornalisti del Zdf. Così una signora di Mühlheim, città di 170 mila abitanti, dice: “Ci raccontano che il vero tesoro che possediamo sta nelle nostre teste, se però non ci sono i soldi per far studiare adeguatamente i ragazzi perché bisogna salvare la Grecia, allora non capisco”.
Fino a qualche mese fa Rüttgers aveva buone chance di essere riconfermato insieme alla sua coalizione. In febbraio la Cdu aveva il 41 per cento dei consensi, mentre l’Spd era schiacciata sul 32 per cento. Strada facendo la Cdu ha perso più di quattro punti percentuali mentre l’Spd ne ha guadagnati tre. Nessuno chiedeva a Merkel di replicare alla proposta provocatoria di un deputato del suo partito che qualche settimana fa sollecitava i greci a vendere le loro isole, anziché chiedere soldi. Ma è una provocazione che si fissa nella mente se dall’altra parte arrivano solo messaggi poco chiari.
Fino a qualche mese fa Rüttgers aveva buone chance di essere riconfermato insieme alla sua coalizione. In febbraio la Cdu aveva il 41 per cento dei consensi, mentre l’Spd era schiacciata sul 32 per cento. Strada facendo la Cdu ha perso più di quattro punti percentuali mentre l’Spd ne ha guadagnati tre. Nessuno chiedeva a Merkel di replicare alla proposta provocatoria di un deputato del suo partito che qualche settimana fa sollecitava i greci a vendere le loro isole, anziché chiedere soldi. Ma è una provocazione che si fissa nella mente se dall’altra parte arrivano solo messaggi poco chiari.
“Merkel poteva porre velocemente condizioni chiare, come quella di un’agenzia di rating europea. Non doveva farsi strappare da quelle esistenti la tabella di marcia tra le mani. A prescindere dal fatto che le agenzie di rating dovrebbero guidare i mercati e non correre dietro ai loro sviluppi – spiega al Foglio Bert Rürup, fino a qualche mese fa membro del consiglio dei saggi del governo – Poteva anche spiegare più chiaramente che la sua fermezza, il continuare a imporre condizioni più stringenti ad Atene non erano soltanto finalizzati a guadagnare tempo in vista delle regionali, ma ad aiutare il governo greco a far passare le pesanti riforme”. Avrebbe dovuto sfruttare l’occasione per dimostrare che proprio la sua intransigenza può portare in futuro più rigore nei bilanci e nel controllo degli stessi (un’esigenza sottolineata due giorni fa anche dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi). “C’è chi dice che Merkel voglia far diventare l’Europa e l’euro più tedeschi”, dice Neugebauer. E’ un messaggio dal sapore nazionalista, ma che in patria le assicura un po’ di sostegno, visto che i tedeschi alla disciplina salariale si sono attenuti per anni “e il costo del lavoro è l’unica variabile ancora di competenza dei singoli stati dell’Eurozona”, ricorda Rürup.
Tra errori di comunicazione e trattative in Europa, qualcosa nella campagna elettorale nel Nordrhein-Westfalen è andato storto. L’esito delle elezioni resta aperto. I giornali tornano a scindere la Grecia dal voto e sottolineano che il calo di popolarità del governatore uscente è da imputare in massima parte a lui, in particolare a due suoi errori. Il primo è di aver cercato di monetizzare i suoi incontri diretti con gli imprenditori presenti a una fiera di settore. La stampa titolò la notizia con “Affitta un Rüttgers”. Questa settimana lo Spiegel lo accusa di aver finanziato in modo non trasparente le elezioni del 2005. I partiti sono cauti. Rüttgers si limita a dire che i Verdi non sono la sua opzione, mentre la sua sfidante Kraft scommette sul ritorno di una coalizione rosso-verde. Gli unici a non porsi alternative sono i liberali, che puntano tutto sulla Cdu. Ma loro sono all’8 per cento e i Verdi all’11 per cento. In tanti sono pronti a scommettere che saranno questi ultimi i king maker, anche di Rüttgers.